Lug
24
KOSOVO: Il diritto in ginocchio davanti ai «grandi» - Se il diritto internazionale diventa carta straccia (da Il Manifesto)
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COMMENTO | di Danilo Zolo
KOSOVO
Il diritto in ginocchio davanti ai «grandi»
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La decisione della Corte di giustizia dell’Onu secondo la quale il Kosovo non ha violato il diritto internazionale proclamandosi indipendente è una prova drammatica. È la prova che il cosiddetto diritto internazionale non è che carta straccia insanguinata e che a insanguinarla sono anzitutto le grandi potenze occidentali (con al proprio servizio le istituzioni internazionali).
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva suggerito alla Corte di giustizia di pronunciarsi sulla legittimità della secessione del Kosovo. Ma, per statuto, l’Assemblea è un organo privo di ogni effettivo potere giuridico-politico, mentre la Corte internazionale è un tribunale senza giurisdizione obbligatoria. L’iniziativa era stata presa ingenuamente dall’attuale Presidente della Serbia, l’europeista Boris Tadic, che puntava su un clamoroso «successo diplomatico». Egli si illudeva di fermare il riconoscimento internazionale dell’indipendenza del Kosovo e di ottenere dall’Europa qualche beneficio economico. Ma un minimo realismo politico avrebbe dovuto far prevedere che qualsiasi parere espresso dalla Corte Internazionale non avrebbe avuto alcun effetto favorevole alla Serbia.
Come è noto, l’indipendenza del Kosovo era stata dichiarata, per volontà degli Stati Uniti e con il consenso della grande maggioranza dei paesi europei, inclusa l’Italia, nel febbraio del 2008.
Si era trattato, a giudizio della maggioranza dei giuristi internazionalisti, di una secessione illegale, anzitutto perché aveva violato la Costituzione serba e la volontà del popolo serbo democraticamente espressa con un referendum costituzionale.
In secondo luogo, aveva ignorato la risoluzione 1244, del giugno 1999, con la quale il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva riconosciuto la sovranità della Serbia sul Kosovo.
L’indipendenza del Kosovo, reclamata dalla maggioranza albanese e in particolare dal movimento terroristico dell’Uçk, era tuttavia già un impegno preso dagli Stati Uniti sin dalla conferenza di Rambouillet del 1999, che aveva fornito il pretesto per l’illegale attacco militare della Nato contro la Serbia e la strage di migliaia di civili innocenti. Gli Stati Uniti - guidati da Bill Clinton - avevano riconosciuto come legittime le aspirazioni indipendentistiche dell’Uçk e si erano impegnati a favorire l’ascesa al potere dei suoi leader. Questo era il dato essenziale, irreformabile.
La doppiezza della diplomazia statunitense, assieme all’esasperazione dei sentimenti di ostilità e di vendetta provocati dalla guerra di aggressione della Nato, è stata all’origine della situazione di anarchia e di violenza che dalla fine della guerra ad oggi si è stabilizzata in Kosovo e che - è facile prevederlo - continuerà ancora a lungo e si aggraverà grazie alla secessione.
L’aggressione militare della Nato - in sostanza degli Stati Uniti — ha cancellato di fatto l’autonomia politica della Serbia e ulteriormente frammentato i territori della ex-Jugoslavia, secondo una logica imperiale che risale alla «questione d’Oriente», ed è stata sviluppata dal nazismo e dal fascismo.
Il simbolo atroce di questa sudditanza coloniale è sotto gli occhi di tutti: Camp Bondsteel, l’immensa base militare che gli Stati Uniti hanno rapidamente e illegalmente costruito nel cuore del Kosovo, in prossimità di Urosevac, spianando tre intere colline.
Gli Stati Uniti di Clinton e di Bush dominano i Balcani e l’intero Mediterraneo orientale. Non è un caso che nella piazza di Pristina «liberata» domini la statua di Bill Clinton. In attesa di altri, affini monumenti presidenziali.
(di Danilo Zolo, dal quotidiano Il Manifesto del 24 luglio 2010)
Lug
4
4 LUGLIO: ANNIVERSARIO DELLA DICHIARAZIONE D’INDIPENDENZA DEGLI STATI UNITI D’AMERICA
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IN CONGRESS, July 4, 1776
The unanimous Declaration of the thirteen united States of America
When in the Course of human events, it becomes necessary for one people to dissolve the political bands which have connected them with another, and to assume among the Powers of the earth, the separate and equal station to which the Laws of Nature and of Nature’s God entitle them, a decent respect to the opinions of mankind requires that they should declare the causes which impel them to the separation.
We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness. That to secure these rights, Governments are instituted among Men, deriving their just powers from the consent of the governed, That whenever any Form of Government becomes destructive of these ends, it is the Right of the People to alter or to abolish it, and to institute new Government, laying its foundation on such principles and organizing its powers in such form, as to them shall seem most likely to effect their Safety and Happiness…
(”Quando nel Corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro, ed assumere tra le Potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell’umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale separazione.
Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità. Che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli Uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati. Che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo cambiarlo o distruggerlo, ed istituire un nuovo Governo, che sia fondato su tali principi e di organizzarne i poteri in quella forma che al popolo sembri meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità…”)
Lug
3
88ma GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA COOPERAZIONE
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“Co-operative enterprise empowers women”
“La empresa cooperativa empodera a la mujeres”
“L’entreprise coopérative autonomise les femmes”
This year’s theme highlights how the cooperative model of enterprise can successfully empower women. It links to the celebration of the 15th anniversary of the Beijing Platform for Action (Beijing+15) which sets out the internationally agreed agenda for women’s empowerment.
Co-operatives have a key role to play as they are able to respond to both women’s practical and strategic needs. Whether it be through women only co-operatives or co-operatives made up of women and men, they offer an effective organisational means for women members and employees to raise their living standards by accessing decent work opportunities, savings and credit facilities, health, housing and social services, and education and training. Co-operatives also offer women opportunities for participation in and influence over economic activities. Women gain self-reliance and self-esteem through this participation. Co-operatives also contribute to the improvement of the economic, social and cultural situation of women in other ways including promoting equality and changing institutional biases.





























